Numero Zero: una grande avventura di cohousing

by Redazione, 25 novembre 2010

Foto di Matteo Nobili

Foto di Matteo Nobili

Sono sempre di più i progetti di coabitazione che prendono piede nel nostro paese, dove gruppi di persone con obiettivi condivisi sono accomunanti dalla volontà di vivere in un modo diverso, più semplice e sostenibile.
Non dobbiamo pensare esclusivamente a scelte dovute alla crisi economica o legate a mode momentanee: spesso, nel cuore di queste avventure condivise è presente una forte voglia di aiutarsi reciprocamente, una riscoperta del rapporto diretto tra persone, quindi una maggiore disponibilità verso gli altri.

In questo senso un progetto di cohousing  davvero apprezzabile (e molto concreto) è Numero Zero, a Torino, progettato dall’associazione Coabitare.

Qui i lavori di ristrutturazione della palazzina di via Cottolengo 2/4, dove sorgerà il Cohousing Numero Zero, sono cominciati il 16 giugno 2010: sul sito del progetto trovate tutte le notizie sui lavori in corso, mentre diverse slide presentano nel dettaglio l’iniziativa.

Foto di Matteo Nobili

Foto di Matteo Nobili

Foto di Matteo Nobili

Foto di Matteo Nobili

La passione con cui lo staff anima il blog dedicato all’iniziativa è davvero contagiosa: Bruna, Elena, Ludovica, Paolo, Alessandra, Teo, Chiara, Irene, Enrico e Piera pubblicano continuamente novità relative all’universo cohousing, evidenziando sempre motivazioni e obiettivi di questa scelta.

Per noi e per l’associazione CoAbitare, da cui il nostro gruppo ha avuto origine, il cohousing consiste prima di tutto in uno stile di vita, una modalità abitativa e di relazione con il prossimo, una scelta di cittadinanza attiva che investe sulla condivisione e sulla solidarietà come antidoto contro l’isolamento, la solitudine, la diffidenza, la paura.

Il progetto ci piaceva così tanto che abbiamo deciso di contattare lo staff di Numero Zero per una breve intervista.

Chiara/Cohousing Numero Zero

Il vostro splendido progetto di Cohousing ha trovato sbocchi concreti: ci raccontate come, dove, quando è nata l’idea di Numero Zero?

Il Progetto Numero Zero è nato all’interno dell’associazione CoAbitare un paio di anni fa.
In associazione da tempo si cercava un luogo adatto a realizzare un nostro primo progetto di coresidenza, avevamo già valutato varie alternative, ma poi un gruppetto di noi si è innamorato di questa palazzina di Porta Palazzo, praticamente in centro a Torino, nella piazza del mercato. Abbiamo iniziato a fare visite, conti, primi progetti di fattibilità, riunioni con cene pantagrueliche, a parlarne con tutti gli altri soci, a fare incontri per conoscere nuove persone, abbiamo messo volantini e locandine ovunque…

Quando, a marzo 2009, abbiamo fatto la nostra proposta di acquisto il gruppo non era completo, ma rischiavamo di perdere l’occasione e così – complici alcune notti insonni e qualche bicchiere di vino – ci siamo buttati nella convinzione di riuscire a trovare altre persone interessate. E così è stato.
Certo, non è stato facile anche perché l’investimento economico che il progetto richiede non è da poco, per non parlare dell’investimento in termini di tempo ed energie: ci troviamo ogni settimana o quindici giorni , ognuno di noi ha precisi compiti e responsabilità nei confronti del gruppo, tutti partecipano attivamente perchè non crediamo vi siano persone che possano fare questo lavoro al posto nostro o “modelli” da seguire, ci sono esempi da conoscere, ma poi tutto è cucito addosso a noi: casa nostra ci assomiglierà in tutto e per tutto, non solo per quanto riguarda gli spazi, gli arredi o i colori, ma nell’intero processo.

All’interno del nostro cohousing vi saranno 8 alloggi diversi tra loro, da 50 a 100 mq, poi spazi comuni all’aperto (un giardino e un terrazzo) e al chiuso un grande soggiorno con cucina e forno per il pane, un salone per vari usi, un laboratorio di bricolage con attrezzature in comune, una cantina e un negozio oggi in affitto a un rivenditore di bici. Tutti ci domandano: “e la lavanderia?
Non l’abbiamo messa in comune per mancanza di spazi sufficienti (sarebbe stata nell’interrato e vista l’ammissione di pigrizia generale temevamo che poi non saremmo andati a piedi fino giù con i panni) e abbiamo scelto di avere luoghi di socializzazione più piacevoli e accoglienti. Tuttavia, all’interno dei servizi comuni, predisporremo la possibilità di aggiungere, in seguito, una lavatrice da 12 kg per i grandi lavaggi.

Gli spazi comuni saranno aperti anche al vicinato allargato e a chiunque voglia poi partecipare alle nostre attività perchè pensiamo che la relazione con il territorio sia fondamentale: non desideriamo essere una comunità chiusa, ma un luogo di aggregazione dove accadono cose, si incontra gente, si riflette, ci si riposa, e magari vengono forniti alcuni servizi utili… vedremo… non abbiamo ancora stabilito tutto ciò che faremo, come, in che orari, con chi, insomma… un pezzetto per volta!

Sul vostro website sono presenti i “ritratti” dei partecipanti al progetto: come vi siete conosciuti e come si è sviluppata la vostra collaborazione?

Sì, sul nostro blog ci sono alcuni ritratti, ma non tutti perché qualcuno è riuscito a sfuggire alla macchina fotografica!

Ci siamo conosciuti attraverso l’associazione, alcuni erano già soci da tempo, altri sono arrivati perché interessati a questo specifico progetto. Non eravamo amici, tra quelli che erano già in associazione ci si conosceva un po’. Ora ci conosciamo tutti piuttosto bene, sono nate amicizie, abbiamo scoperto affinità, abitudini e interessi comuni, ma soprattutto abbiamo trovato un modo costruttivo per discutere, parlare, prendere decisioni. E non è poco. Il condominio e le riunioni di condominio sono il luogo dello scontro e del conflitto per eccellenza.

L’aver trovato il modo di parlare, di porre al gruppo le proprie esigenze e i problemi, ma soprattutto ascoltare e accogliere le esigenze e le difficoltà degli altri è una conquista preziosa per un gruppo.
Inoltre non prendiamo mai decisioni a maggioranza, ma solo quando siamo tutti d’accordo, qualcuno lo chiama “metodo del consenso” [NOTA il nostro metodo direi più che si ispira al metodo del consenso che in realtà è molto più articolato e complesso e non significa necessariamente “esser tutti d’accordo”], altri “metodo dello sfinimento”…. ma funziona e si cercano di evitare i malumori e le recriminazioni.

Occupandoci di progetti di Cohousing, abbiamo notato come ci siano sempre più persone interessate a questa forme di coabitazione. Che difficoltà, anche concrete, avete trovato nella vostra esperienza?

Ci sono tantissime persone interessate al cohousing, ce ne siamo accorti visti i tanti contatti alla nostra associazione e direttamente al gruppo di Numero Zero. In Italia in genere c’è un gran fermento e tanti nuovi progetti che nascono.
Le difficoltà che ogni gruppo incontra non sono poche: non è facile mettere insieme un gruppo di persone, imparare a discutere, trovare i soldi necessari e impegnarli in un’impresa che presuppone una grande fiducia negli altri e nel gruppo.

A queste difficoltà del gruppo si aggiungono le difficoltà esterne, te ne faccio alcuni esempi:

  • il mercato immobiliare va molto più veloce del gruppo: il gruppo ha bisogno di tempo per formarsi, decidere, mettere insieme i soldi e si rischia che l’immobile venga acquistato da altri;
  • non esiste un soggetto giuridico adeguato in cui riconoscersi, noi siamo diventati una cooperativa edilizia di abitanti, ma non ci riconosciamo appieno in questa forma associativa e non ci sentiamo imprenditori;
  • mancano molti strumenti che sarebbero necessari per realizzare progetti come il nostro: per esempio, non è possibile avere un contratto di fornitura dell’energia elettrica in multi-utenza; o ancora: non è possibile trasferire le agevolazioni fiscali per interventi di risparmio energetico (il famoso 55%) dalla cooperativa (che non ha reddito a cui applicare le detrazioni) ai singoli soci;
  • la difficoltà più grande resta però il far capire che non siamo un condominio qualsiasi con qualche comodità in più; noi stiamo sperimentando un modello abitativo e di comunità urbana che potrebbe essere anche una grande risorsa per il quartiere e il vicinato allargato, oltre che per i coabitanti stessi.

Il cantiere per la realizzazione di Cohousing Numero Zero è stato aperto il 16 giugno 2010: come procedono i lavori?

I lavori procedono bene: in questo periodo stiamo rifacendo il tetto, poi passeremo al consolidamento dei solai, a seguire facciate e impianti e poi finalmente gli interni…. di lavori da fare ce ne sono un bel po’! Però speriamo (e incrociamo tutte le dita nel dirlo) di trascorrere nella nuova casa il prossimo Natale (Natale 2011, intendo!).

Avete qualche prezioso consiglio da offrire a chi vorrebbe intraprendere una esperienza simile?

Consigli… non so… non crediamo che il nostro sia un modello da imitare, ma speriamo che dalla nostra esperienza si possa imparare ad evitare alcuni errori e che le relazioni che abbiamo costruito (con gli Enti Locali, con imprese e professionisti, con altre associazioni, con tante singole persone) possano risultare utili agli altri gruppi che si costituiranno in futuro.

Un consiglio però mi sento di darlo: è importante prima di tutto investire nella costruzione del gruppo, alimentare l’energia e la forza che vengono dalla coesione, prestare attenzione alle esigenze e valorizzare le competenze di ciascun componente, costruire insieme una visione comune, senza illudersi che sarà sempre tutto rosa, ma attrezzandosi per affrontare le difficoltà senza sottovalutarle. E sono anche convinta che l’adesione ad una associazione più vasta, come CoAbitare, possa essere un ulteriore elemento di forza, per mettere in comune esperienze, competenze, energie.

Ringraziamo moltissimo Chiara e tutto Numero Zero per la disponibilità.

Commenti

  1. upnews.it scrive:

    Numero Zero: una grande avventura di cohousing…

    Un progetto di cohousing davvero apprezzabile e molto concreto è Numero Zero, a Torino, progettato dall’associazione Coabitare. Qui i lavori di ristrutturazione della palazzina di via Cottolengo 2/4, dove sorgerà il Cohousing Numero Zero, sono cominci…

  2. piera scrive:

    sono una degli 8, l’ ultima arrivata. la più vecchia (57 anni ) single di ritorno, figli tutti grandi, nipoti biologici e non, scrivo pochissimo sul blog data l’ età, ma sono entusiasta del progetto, dei miei nuovi giovani amici e, sperando nella prossima pensione, mi preparo a fare la nonna
    Datevi da fare con i bimbi.
    piera

  3. Teresa Aspronio scrive:

    Buongiorno a tutti ,che meraviglia la vostra idea,avevo letto qualcosa del genere nel libro Amarsi da grandi.. di Francescato Donata e devo dire che ho trovato mille lati positivi in questo progetto ,vivendo sola con un figlio, ho sempre sofferto di solitudine specie ora che mio figlio è cresciuto .. vorrei realizzare un progetto del genere in Versilia, ho anche una struttura ..chi può aiutarmi ?? grazie mille e un abbraccio

  4. admin scrive:

    Ciao Teresa,
    ci fa molto piacere il tuo apprezzamento al progetto!
    Per tutte le informazioni sul Co-Housing in Italia visita http://www.cohousing.it/.
    In bocca al lupo!

    Noi non mancheremo di presentare nuove esperienze di Co+Housing.
    A presto,

    La Redazione di Co+Housing

  5. elisa scrive:

    Sono di Torino e sarei interessata alla possibilità di un co-housing per persone disabili ma autosufficienti, se ce ne sono in cantiere e dove.
    Grazie

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